al Jazari (Il libro degli ingegnosi meccanismi)
Villard de Honnecourt (Album)
I fratelli Droz (un articolo di Italo Calvino)
Tutta l'infelicità dell'uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo. (Blaise Pascal)

Finora i tecnici valenti avevano sentito oscuramente la dignità che loro deriva dalla severità del loro compito. Avevano lavorato in silenzio, attratti dalla bellezza dell’idea, contenti di servirla in umiltà, modesti nel tenor di vita, lontani dalla vita pubblica che essi vedevano svolgersi in forme troppo discordanti dal loro temperamento […] Che la tecnica contribuisse ogni giorno ad accrescere il benessere dell’umanità. a liberarla dal peso delle dure ed estenuanti fatiche, a consentirle in misura sempre più larga l’attività spirituale, era ben risaputo; ma il merito e il compenso andavano agli organizzatori della finanza, agli amministratori, ai legislatori. Spariva dietro di loro l’esercito oscuro di ingegneri, di costruttori, di operai, al cui sacrificio quotidiano e tenace tutto quel bene è realmente dovuto. [… per] promuovere in sostanza nell'ambito della tecnica lo sviluppo del pensiero filosofico, affinché i tecnici prendano coscienza di sé e del proprio compito, e gli altri incontrino un linguaggio che li porti a comprendere e ad affermare con riverenza le ragioni ideali di quel compito.

Per essere efficaci: modellizzare
Fatto questo preambolo, e chiarita così la prospettiva in cui
mi muovo, mi soffermerò stasera specificamente su una
questione, le cui ricadute penso vi riguardino da vicino, in
quanto impegnati in funzioni di gestione aziendale e
management: la questione dell’efficacia. Per cogliere come i
greci (e noi per eredità) da una parte, i cinesi dall’altra
abbiano potuto concepire in maniera differente ciò che in
prima istanza definirei, in termini comuni, l’efficacia o la
strategia. Trattandosi di un punto sul quale il faccia-a-faccia
fra le due culture può essere stabilito con facilità, le due
concezioni dell’efficacia, greca e cinese, possono scrutarsi e
illuminarsi a vicenda, o in altri termini riflettersi l’una
nell’altra. A mio parere, la modalità greca di concepire
l’efficacia può essere così riassunta: per essere efficace, io
costruisco una forma modello, ideale, di cui traccio un piano
e che mi pongo come obiettivo; poi inizio ad agire in base al
piano e in funzione dell’obiettivo. Si ha, quindi, prima la
modellizzazione, la quale poi invoca la propria applicazione.
Ciò conduce il pensiero classico europeo a concepire
l’intervento congiunto di due facoltà: l’intelletto che, come
dice Platone, “concepisce in vista del meglio” (che è la forma
ideale); poi la volontà che si impegna per fare entrare la forma
ideale, progettata, nella realtà.
[...] Ispirata a questa preoccupazione di base – fare crescere –, su
cui continua a ritornare, l’efficacia cinese si caratterizza
dunque soprattutto per due termini: essa opera in maniera
indiretta e discreta, attraverso l’influsso, come la natura.
Mentre il rapporto mezzo-fine conduce a pensare l’efficacia
– per esempio in Clausewitz – come la via “più corta” per
giungere al fine perseguito, l’efficacia cinese è indiretta in
quanto procede dai fattori favorevoli, o che vengono resi tali,
come conseguenza implicita, e non da un qualsiasi progetto.
Il carattere indiretto riguarda il fatto che non ci si aspetta alcun
effetto reale, effettivo, se non inserito nel corso di un
processo e passante per esso. Così avviene quando si sarchia
alla base di una pianta per farla crescere. “Fare crescere”: un
tale fare, per faticoso che sia, non rappresenta altro che
l’appoggio, non soffocante, di una crescita che si dispiega da
sé. Favorire ciò che mi è favorevole, si è detto, e allora
l’effetto procederà dalla situazione stessa. Non sarò più io che
pianifico e voglio, ma sono le condizioni coinvolte,
opportunamente sfruttate, che condurranno al risultato; in
altri termini, lavoreranno per me. All’inizio c’è il soggetto o
la situazione: il pensiero cinese parte dalla situazione
piuttosto che dall’Io-soggetto.
Lo sviluppo della forza produttiva del lavoro si ripercuote anche sul capitale originario ossia sul capitale che già si trova nel processo di produzione. Una parte del capitale costante in funzione consiste in mezzi di lavoro, come macchinario ecc., che vengono consumati e quindi riprodotti o sostituiti con nuovi esemplari dello stesso tipo soltanto in periodi di una certa lunghezza. Ma ogni anno una parte di questi mezzi di lavoro decade o raggiunge il termine della sua funzione produttiva: quindi una parte dei mezzi di lavoro si trova, anno per anno, nello stadio della riproduzione periodica o della sua sostituzione con nuovi esemplari dello stesso tipo. Se la forza produttiva del lavoro si è ampliata al luogo d’origine di questi mezzi di lavoro — ed essa si sviluppa continuamente nel corso ininterrotto della scienza e della tecnica —, alle vecchie macchine subentrano macchine, strumenti, apparecchi ecc. più efficienti e, considerato il volume dei loro servizi, più a buon mercato. Il vecchio capitale viene riprodotto in una forma più produttiva, fatta astrazione dai continui cambiamenti di dettaglio dei mezzi di lavoro esistenti. L’altra parte del capitale costante, materie prime e materiali ausiliari, viene rinnovata continuamente durante l’anno; quella che proviene dall'agricoltura, per lo più annualmente. Dunque qui ogni introduzione di metodi migliori ecc. opera quasi contemporaneamente sul capitale addizionale e sul capitale già funzionante. Ogni progresso della chimica moltiplica non solo il numero delle materie utili e le applicazioni pratiche di quelle già conosciute estendendo quindi, mentre cresce il capitale, anche le sue sfere d’investimento; ma insegna contemporaneamente a rilanciare nel ciclo del processo di riproduzione gli escrementi del processo di produzione e di consumo, e crea quindi nuova materia di capitale senza precedente esborso di capitale. Scienza e tecnica costituiscono quindi una potenza dell’espansione del capitale indipendente dalla grandezza data del capitale in funzione, allo stesso modo dell’aumento dello sfruttamento della ricchezza naturale mediante il semplice elevamento della tensione della forza-lavoro. Questa potenza si ripercuote contemporaneamente su quella parte del capitale originario che è entrata nel suo stadio di rinnovamento. Nella sua nuova forma il capitale s’incorpora gratis il progresso sociale compiuto mentre agiva la sua vecchia forma. Certo, questo sviluppo della forza produttiva è anche accompagnato da un deprezzamento parziale dei capitali in funzione. Quando questo deprezzamento si fa sentire acutamente per via della concorrenza, il peso principale ne cade sull'operaio, poiché il capitalista cerca un indennizzo aumentando lo sfruttamento di quest’ultimo.


