mercoledì 22 aprile 2020

Ingegnerie della divinazione (9)


Dall’economia alla sociologia

Quando nel 1899 Vilfredo Pareto scriveva sulla "Rivista italiana di sociologia" un articolo intitolato I problemi della sociologia[1] già aveva in mente a quale destinazione avrebbero portato le sue ricerche.

Fare la critica di tali ricerche dicendo che è inutile di occuparsi di ciò che non è reale, è cosa che non regge, perché il non reale si studia appunto per scuoprire la proprietà del reale. Che se poi alcuno soggiungesse che di quelle proprietà non si cura, altro non c'è da rispondergli se non che vada pei fatti suoi e non faccia perdere tempo a chi invece vuole conoscere il vero. Taccio di un altro genere di utilità di quelle ricerche; e cioè del potere esse modificare le idee degli uomini e perciò fare che il fenomeno reale, il quale è pure dipendente da quelle idee, si modifichi in avvenire. […] È assurdo, per esempio, rimproverare alle teorie economiche di non considerare la morale […] Ma sarebbe del pari assurdo il pretendere che le teorie economiche bastino per farci conoscere i fenomeni concreti sociali. […] L'economia politica pura corrisponde alla meccanica razionale; spinge pure l'astrazione all'estremo, studia uno scheletro delle operazioni economiche; gli uomini sono ridotti a semplici molecole edonistiche, come nella meccanica razionale i corpi solidi sono ridotti a punti materiali. […] Per procedere oltre si chiede aiuto ad altre scienze: all'etica, alla scienza delle religioni, alla politica, ecc. E poiché pare utile di dare un nome alla scienza che opera tale sintesi, si può, se non c'è nulla in contrario, chiamare sociologia tale scienza; ed, estendendone il dominio, si può anche intendere che tutte quelle altre scienze parziali sono rami della sociologia. La sociologia, considerata in quel modo, ci appare ora come un albero che avrebbe un ramo bene sviluppato: quello cioè dell'economia politica, e gli altri che spuntano appena. L'economia politica è cresciuta rigogliosa, ha persino recentemente dato una scienza pura che ha il rigore logico della meccanica razionale. Le altre scienze sociali sono ben lungi da un tale grado di perfezione.

Il termine “divinazione” che con valenza assai critica compariva solamente tre volte nel Manuale (e non poteva essere altrimenti per un “puro ingegnere”) ora nel Trattato prende il sopravvento, perché la nuova tensione essenziale guarda all’uomo e alle sue relazioni sociali. Ed è di questo Pareto che Filippo Burzio si innamora.

Una forte, anzi crescente, accensione fantastica ha contrassegnato la mia scoperta di Pareto. Amore difficile le cui idee scientifiche – e, più la posizione etica – non sono comprese attualmente che da ben poca gente, egli è, per contro, uno scrittore piacevolissimo. La morgue scientifica, la pruderie accademica non allignano, certo, nelle sue pagine.[2]

A questo punto si entra in una nuova dimensione che sempre più si allontana dalla ingegneria e si avvicina all’uomo. Ma in questo saggio, che rivolge le sue attenzioni allo studio – e se possibile – alla misura e alla previsione del futuro, l’indagine si focalizzerà su di essi, inevitabilmente più distanti dal cuore centrale del Trattato, da cui scaturirà la burziana teoria delle élite. Sono ora le teorie a interessare Vilfredo Pareto nella sua ricerca di una chiave interpretativa del mondo.

Poiché nessuna teoria assolutamente s’impone, preferiremo, tra le teorie che possiamo scegliere, quella che ha minori divergenze coi fatti del passato e che meglio ci concede di prevedere i fatti del futuro, e che inoltre si estende ad un maggior numero di fatti.
V. Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 106.

Le scienze esatte, che hanno costituito il nucleo centrale della Bildung universitaria di Pareto, continuano a essere un riferimento assoluto in una visione del mondo deterministica e proprio queste “scienze esatte” costituiscono lo strumento operativo per costruire un modello del mondo.

Ad esempio, in astronomia, la teoria degli epicicli, che ora taluni, mossi dal sentimento, procurano di riabilitare, soddisfa alla condizione di figurare bene i fatti del passato, come ci sono noti. Moltiplicando quanto occorre il numero degli epicicli, si può figurare ogni movimento degli astri noto dall’osservazione, ma non si possono prevedere, o almeno non egualmente bene prevedere i movimenti futuri, come colla teoria della gravitazione.
V. Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 107.

Ora però le scienze sociali manca ancora una conoscenza dei fenomeni tale da permettere una modellazione matematica in grado da diventare lo strumento per la previsione del “probabile”. E in questo senso, pur nella constatazione di essere lontani da tale meta, al Pareto resta ancora la speranza che ciò possa avvenire in futuro.

Perciò nessuno studio che miri a trovare qualche uniformità nelle relazioni dei fatti sociali può dirsi inutile; può bene essere tale nel presente, anche in un avvenire prossimo, ma non possiamo sapere se non verrà un giorno in cui, congiunto ad altri, gioverà prevedere il probabile futuro dello svolgimento sociale.
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 140.

A questo punto l’indagine si sposta sul piano antropologico dove la semplice osservazione del presente  mostra come “i fatti dello spiritismo, della telepatia, della Christian Science, e di altri simili” dimostrino “  quanto potere abbiano ancora questi ed altri analoghi sentimenti.”[3] Infatti “nel Napoletano moltissimi sono coloro che portano appeso alla catena dell’orologio un corno di corallo, per sfuggire al malocchio. Un gran numero di giocatori hanno degli amuleti, o fanno certi atti stimati adatti a procurare la vincita.”[4] La presenza della cultura classica nelle considerazioni di Vilfredo Pareto prende allora il sopravvento quando facendo riferimento alla previsione dei fenomeni meteorologici che sembrano invece essere fenomeni più facilmente assogettabili ad una modellazione fisica.

Seneca lungamente discorre delle cause dei fenomeni meteorologici, e deride le magiche operazioni. Egli non ammette la previsione del tempo, coll’osservazione, che per lui è solo una preparazione alle pratiche che si usano per respingere il mal tempo. Dice che a Cleone vi sono ufficiali pubblici detti osservatori della grandine. Tosto che essi indicavano l’approssimarsi dell’uragano, gli abitanti correvano al tempio e sacrificavano chi un agnello, chi un pollo; e le nubi andavano altrove. Chi nulla aveva da sacrificare si pungeva il dito e versava un poco di sangue. “Si è cercata la ragione di questo fenomeno. Altri, come conviene a savissimi uomini, negano essere possibile che colla grandine si possa contrattare, e dalle tempeste redimersi con piccoli doni, quantunque i doni anche gli dei vincano.
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 194.

Riprendendo il testo di Bouche Leclerc, Histoire de la divination dans l’art, Vilfredo Pareto, con spirito positivista propone un parallelo tra la divinazione e la religione[5] e afferma che nell’antica Roma “l’importanza data alla semplice associazione d’atti e d’idee spiega una delle regole più straordinarie della divinazione, quella che dà all’auspicio inventato la stessa efficacia dell’auspicio realmente osservato.”[6] A questo punto in un successivo passaggio si torna al confronto tra economia politica e sociologia, pur restando quest’ultima nelle più profonde attenzioni dello studioso che sembra avere completamente al suo positivo destino l’econometria per affrontare le strade di una “nuova scienza”.

Se l’economia politica è molto più progredita della sociologia ciò dipende, in gran parte, dal fatto che essa studia azioni logiche; e sarebbe stata sino da principio una scienza ottimamente costituita, se non avesse trovato un grave ostacolo nel fatto che i fenomeni studiati erano interdipendenti, mentre le premesse che si dedicavano a tale studio non erano capaci di seguire l’unica via che ci sia nota per tenere conto della interdipendenza. Fu tolto almeno in parte l’ostacolo accennato, quando si usò la matematica per lo studio dei fenomeni economici, e venne per tal modo costituita una scienza, cioè l’economia matematica, che può stare alla pari con altre scienze naturali.
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 263.

Se “già Cicerone esprimeva l’opinione che le pratiche della divinazione erano state accettate dagli antichi come fatti piuttosto che come conseguenze di ragionamenti (De divinatione I,3.4)”[7]  e così l’Azione non logica precede il fatto mentre la “vernice logica” ne consegue solo dopo la constatazione del fatto medesimo. E infatti, aggiunge sempre il Pareto “nello scritto di Cicerone, De natura Deorum, il pontefice Cotta disgiunge l’uomo di Stato, dal filosofo. Come pontefice, egli protesta che difenderà ognora le credenze, il culto, le cerimonie e la religione degli antenati, e che mai nessun discorso di scienziato o di ignorante a lui farà mutare parere. E’ persuaso che Romolo cogli auspici, e Numa col culto, hanno fondato Roma.[8]
Ma più avanti nel Trattato l’illusione di una conoscenza totale dei fenomeni, che inevitabilmente trova le sue ragioni nelle ipotesi di Pierre-Simon de Laplace, continua a farsi strada.

Con ciò si verrebbe a dire che tanto vale non occuparsi mai di probabilità, ed operare in ogni caso alla cieca, andando a caso, perché tutte le probabilità sono soggettive, e la distinzione che vorrebbe fare il Bertrand regge solo come quantità maggiore o minore di conoscenze. […] I movimenti di chi deve estrarre la pallottola (dall’urna) sono determinati come quelli dei pianeti; la differenza sta solo in ciò che noi non sappiamo calcolare i primi e sappiamo calcolare i secondi. La regolarità di certi movimenti dipende dal numero e dal modo di operare delle forze; e ciò che diciamo manifestazione del caso è la manifestazione di numerosi effetti che si intrecciano. […] L’estrazione da un’urna può essere paragonata al primo fenomeno cioè a quello osservato per la settima cifra dei logaritmi del Vega; naturalmente per chi ha conoscenze assai estese di aritmetica, altrimenti chi ignora ciò che siano quadrati e logaritmi, nulla può prevedere.
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 558.

Perché mai a questo punto Vilfredo Pareto chiama in causa il Galluppi con le sue considerazioni intorno a profezie e miracoli? Come già in Cicerone, ancora nel XX secolo l’idea di una scienza del futuro, in contrasto/equilibrio con una religione positiva lascia aperti molti interrogativi e il “futuro” resta pur sempre un concetto conteso tra fisica e meta-fisica.

Scrive il Galluppi nella sua Teologia naturale: […] (p.61) La profezia, in rigore, è un miracolo; poiché è una conoscenza non naturale, ma al di là delle forze naturali dello spirito umano. Ma la profezia può essere relativamente ad eventi molto lontani, ed il profeta può non avere il dono dei miracoli. La profezia solo non è dunque sempre sufficiente a provare la missione divina. Ma il miracolo con cui un apostolo divino promette agli uomini di provare la sua missione divina è sempre unito con una certa profezia.
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 623.

Ma forse è bene riportare in carreggiata il problema di una misura del futuro che inevitabilmente si sposta dai fenomeni economici a quelli sociali, ben più importanti per chi voglia avere una visione razionale del mondo. I fatti dimostrano però le difficoltà che si incontrano nella applicazione di modelli matematici alla scienze sociali e solamente in un caso Vilfredo Pareto ritorna nel Trattato a far uso di quelle funzioni che avevano occupato tanto posto nel Manuale. Qui quasi sembra anticiparsi quella serie di teorie sui cicli economici che nel Novecento occuperanno i lavori di molti econometristi, a partire da Nicolaj Kondrat’ev, a cui si farà più a vanti riferimento.

724. Se vogliamo stare esclusivamente ai fatti, vedremo che il fenomeno non ha una forma uniformemente crescente ab, o decrescente; ma che segue una linea pqrst, che è oscillante, che ora sale, ora discende. 725. Le mitologie di Esiodo e di Omero sono certo meno astratte, meno sottili, che la religione di Platone; la quale lo è anche più di quella del Vangelo e dei primi Padri della Chiesa. Pare probabile che la Grecia antica, dopo un periodo arcaico di incivilimento, ha avuto un medioevo seguito da un rinascimento e si ha così un fenomeno analogo a quello che è seguito in Europa, dai tempi della repubblica romana sino ai tempi nostri. […] 728. La teoria che pone la perfezione al termine dell’evoluzione è generalmente congiunta ad un’altra, che spesso abbiamo ricordata, e secondo la quale i selvaggi contemporanei sono molto simili agli antenati preistorici dei popoli civili. Per tal modo si hanno due punti fissi per determinare la linea dell’evoluzione, e prolungandola sufficientemente, si ottiene – o si crede di ottenere – il limite al quale si avvicinerà pel futuro
V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 724-25,728.


[1] Vilfredo Pareto, I problemi della sociologia, "Rivista italiana di sociologia", marzo 1899, pp. 145-157.
[2] Filippo Burzio, Pareto e altri, in Scritti demiurgici, p. 228.
[3] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 184.
[4] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 185.
[5] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 224.
[6] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 263.
[7] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 296 nota.
[8] V.Pareto, Trattato di Sociologia Generale, 1916, 308.

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